"Lei è un cretino, s'informi."

   

Rossomoleskine

 

Utente: rossomoleskine

Molta follia è divino buonsenso per chi sa vedere. Molto buon senso completa la follia. Ma è la maggioranza che prevale, in questo come in tutto il resto. Acconsenti ? Sei sano di mente. Obietti ? Sei pericoloso, e certo si farà bene a incatenarti subito.

Emily Dickinson

ATTENZIONE

La lettura costante ed intensa di questo blog può creare dipendenza e far sorgere disturbi psicofisici di vario genere. La proprietaria declina in merito ogni responsabilità. Questo blog inoltre non sopporta glitters, cuoricini, farfalline, pucci pucci, miao miao, bau bau, stelline e stelletelle. Supporta e sopporta seppur a fatica solo la proprietaria, i suoi umori ed i suoi scritti. Mi si faccia la cortesia di non dimenticare che questa è casa mia e quindi quì comando io ed io soltanto. Qualora il linguaggio utilizzato dall'autrice ovvero le immagini proposte possano scandalizzare e/o urtare la sensibilità etico-morale del lettore si prega di far la cortesia di recarsi altrove, che ho poca pazienza. La maggior parte delle immagini sono prelevate dal web. Se necessario basta chiederne la rimozione e sarà fatto. Infine, pare che tutto sia o stia per diventare "prodotto editoriale" ai sensi e per gli effetti di cui alla legge n. 62 del 7 marzo 2001. Se così è, sfido qualcuno a considerare come si deve le mie superbe creazioni intellettuali. Poi, casomai, ne riparliamo. Sempre se ne ho voglia.

RMlk

E' impossibile conoscere gli uomini senza conoscere la forza delle parole

( Sigmund Freud )




Il calamaio di

Andando fuori
Artista1969
Ataru Moroboshi
Attimi
Blue Road
Cattive Inclinazioni
Cieli
Claudio
Diamanta
Duchessa
Due Stelle
Dustinthewind
Euridice
Falcone Maltese
Fratture Esposte
Gabry
Gasoline
Gi Punto
Giuliano
Ho Finito
Il Cugino Gionn
Il Pirata
La Ceciarelli
La Reine
Lamaranta
Lavori In Corso
Liminare
Nero Petrolio
Notimetolose
Nya
Pagine Corsare
Palom Bar
Piccolo Spazio Pubblicità
Rather
Remo Bassini
S4bs
Sagami
Sette Parole
Sotto Pelle Trasparente
Strategie
Studio Illegale
Ultimo Appello
Yukshee
Zoe
Zone Indefinite
Zop

Nessuno Tocchi Caino Io fumo, se ti infastidisce fatti più in là. t.v.u.k.d.b.x.grz.nn. lo scrivi a soreta ! Meno male i controlli sono l'unica difesa
Ci scappò il confetto Progetto Gomorra
Impresso con

inchiostro a scatto
inchiostro bianco
inchiostro confuso
inchiostro così e colì
inchiostro di avv
inchiostro e mò bast
inchiostro in prestito
inchiostro nero
inchiostro piccolo
inchiostro rosso
inchiostro sfuso
inchiostro soffocato
inchiostro stronzo
senza inchiostro

Mala Tempora Currunt

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venerdì, 03 luglio 2009
 

A volte mi trovo a guardare indietro. E allora so a chi questo libro non è destinato. So che non va a tutte quelle persone con cui sono cresciuto, che si sono accontentate di galleggiare, bestemmiare al tavolo del bar, tirare a campare in giorni tutti uguali. Non va ai rassegnati, ai cinici. Appagati da una sagra o da una serata in pizzeria. Rimasti fermi a scambiarsi le fidanzate, scegliendo tra chi è rimasto spaiato come le scarpe dentro scatole impolverate, dimenticate in fondo a un armadio. A chi crede che per diventare adulti bisogna caricarsi in groppa i fallimenti di un altro, piuttosto che rilanciarsi insieme in una sfida. A questo persone non va. Certamente si sa per chi si scrive, ma si sa anche per chi non si scrive. Io non scrivo per loro. Non scrivo per persone nelle quali non mi riconosco, non scrivo mandando lettere verso un passato che  non voglio né posso più raggiungere. Perché se guardo indietro so che rischio di finire come la moglie di Lot, trasformata in una statua di sale mentre guardava la distruzione di Sodoma e Gomorra. E' quel che fa il dolore quando non ha nessuno sbocco e nessun senso : ti pietrifica. Come se i tuoi pianti o quelli che non riesci a versare, a contatto col tuo rancore e col tuo odio si rapprendessero in tanti cristalli, divenendo una trappola mortale. Allora, quando mi guardo indietro, l'unica cosa che mi resta, in cui mi riconosco, che riesce a circoscrivere un perimetro e un percorso come il contorno di un corpo che vive e respira, sono le mie parole.

[ L'Inferno e La Bellezza, Roberto Saviano ]


Messo giù con inchiostro in prestito
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giovedì, 02 luglio 2009
 

 

 

Nell'ottica di un mondo democraticamente democratico in cui tutti hanno la libertà di fare tutto, è più che evidente quanto la mia libertà di essere me sia intangibile. Mi adeguerei anche, a questi tempi così modernamente vuoti che mal volentieri si conciliano con profondità o contenuti di sorta. Mi adeguerei anche, a questi modi così anarchicamente rivoluzionari che credono di poter sovvertire qualsiasi regola e che non si attanagliano con facilità a caratteri dagli aspetti personalisticamente tirannici. Mi adeguerei, se non fosse per, come dire, una questione di tipo sanguigno. Si, proprio una questione sanguigna. Le regole sono create per essere violate. Condivido. Se sono io a stabilirle. Spesso si è detto che questo luogo è ad alto voltaggio, sotto numerosi punti di vista di cui tralascerò quelli più complessi. Chi lo ha compreso ha imparato come porsi, e per questo si è conquistato un posto che mai nessuno gli toglierà, soprattutto fuori di qui. Chi non lo ha imparato si è prontamente defilato, e sono tranquilla sapendo di non aver subito nessuna perdita. Il problema è chi sta a metà strada, dando un colpo alla botte ed uno al cerchio. Giacché io i colpi se devo darli li do assestati, e se devo riceverli di certo non li lascerò impuniti per più di una volta, invito chiunque, e ribadisco chiunque, ritenga di doversi di ciò dolere, lagnare, lamentare, che dir si voglia, a girare al largo. Dal momento che il mio modo di gestire uno spazio pubblico che di pubblico per me non ha un cazzo, nemmeno il mio viso candido, può disturbare non v'è motivo di recarsi proprio qui.  E' tutto così semplice. Di questo dover per forza intrecciare rapporti, o di dare per forza volti a delle cose, o di dare per forza una voce a delle frasi, non ne sento la necessità. Se qualcuno sente questo bisogno si chieda prima se lo sento anch’io. E di sicuro non gli sarà rifiutata una risposta, buona o cattiva che sia. Indi per cui chi viene e si ferma, lo faccia sapendo che non si può accomodare in poltrona finché non sono io a rivolgere un tale invito. Quando è accaduto, nessuno può dire di esser mai stato invitato anche a rialzarsi. Ma chi crede di avere una qualsivoglia difficoltà nel rispettare democraticamente la mia libertà intoccabile di non essere per niente democratica, faccia i suoi giri altrove. Ci sono così tanti cortili, con fauna consona al clima e alla vegetazione. S’ode perfino l’eco dello starnazzare da lontano. Ma non v’è posto per un’oca nella giungla. E mi scuserà chi credeva che con il passare del tempo, con il passare di molto tempo, io avessi perso l’abitudine di tirare fuori le unghie. E non fossi più una tigre.

 

 


Messo giù con inchiostro nero
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mercoledì, 01 luglio 2009
 

Incontri fatti ad arte

 

 

 

E' noto quanto io sia una persona abbastanza selettiva, nonostante una certa estroversia del tutto naturale. E' noto anche quanto io scelga con cura ed attenzione, spesso senza che i miei interlocutori se ne accorgano, chi e cosa deve far parte di me, tenendo invece lontane altre persone ed altre cose. Questo blog ne è, tra i tanti, un chiaro esempio. Avrebbero dovuto esserci anche la zoe, blue, dust e la simo, ma non è stato per loro possibile e s'è rimandato l'appuntamento in gran stile ad altra data. Incontrare invece la duchy e la sabs e trascorrere del tempo insieme è divertente, ogni volta. Devo ringraziare pubblicamente la seconda per aver messo a disposizione la sua auto nel traffico snervante delle strade di Napoli e per la pazienza nel sopportarmi mentre aspettavo il suo arrivo. Non la ringrazio invece, ma la perdono, per quei suoi Linkin Park che hanno dovuto ascoltare le mie orecchie. Alla prima dico solo che non mi fa mancare mai di ridere. La ragione per cui sto bene con loro è che sono esattamente così come qui. Senza sorprese inaspettate, senza maschere, senza pretese. Questo è il motivo per cui chiudo la porta a molti, mentre acconsento che entrino solo pochi altri. Un tramezzino al Centro Direzionale, una telefonata alla signora nya, una corsa nel traffico fino al mare, un giro infinito per il parcheggio. Ed una passeggiata a piedi che sembrava non finire più a detta delle due tizie, evidentemente poco abituate a camminare rispetto a me. All'ingresso del castello un manifesto, proprio sotto la bocca di un cannone. Come il preannuncio di un colpo sparato nell'aria. Noi ci siamo andate a vedere la mostra Maninarte dei Fratelli Scuotto, ed abbiamo scoperto un mondo meraviglioso ed interessante. Al primo giro di certo abbiamo compreso ben poco, finché scendendo le scale non ci siamo trovate di fronte al nostro Cicerone, che con pazienza ci ha ricondotte di nuovo all'interno del loro mondo fatto di tradizione e modernità, nel quale siamo riuscite ad entrare attraverso la sua compagnia e le sue spiegazioni, passo per passo. Andando via ci ha incontrate la pioggia, quella che a me piace da morire. E stranamente ogni volta che accadono cose belle piove. Arte concettuale ma non troppo, ne so ben poco. Ho obiettive limitazioni in certi campi e non fatico a dirlo. Tuttavia non ho limitazione alcuna nel riconoscere la genialità e la bravura. E soprattutto, più di tutto, i buoni amici.

 

 

 

 


Messo giù con inchiostro bianco
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martedì, 23 giugno 2009
 

 

 

 

C’è un odore in questa estate che non s'era mai sentito. L’odore di un miscuglio di giorni improvvisi, che frappone numerose ore tra un pensiero e l’altro. È un odore che sa di cose bagnate, in una giornata assolata ed afosa che diventa inverno all’improvviso, e cambia di umore in pochi istanti. Niente che si possa stabilire a priori, per non perdersi il gusto dello stupore. E questo mutamento così sotterraneo ed intessuto, che non cessa di estendersi, di contaminare, di infiltrarsi. Mi piace, a volte, guardare quanto è rimasto del vecchio. Verificarne ogni giorno la prolungata attendibilità. Misurare la pressione delle cose vive di ieri. Confrontarle con quelle di oggi. Tenerle al sicuro lì, dove non possono far del male a niente e a nessuno. E continuare a seguire il passo sulla strada, anche se piove che la butta giù a secchiate e non si ha voglia di ripararsi sotto i balconi. Ci penso mentre il caffè fuma nel piccolo bicchiere di carta e per un istante, sempre troppo breve, finalmente mi fermo da qualsiasi attività. E proprio com’era una volta, senza ragionamento alcuno, qualcosa defluisce incontrollato. Ci sono state parole come razzi dritte fino al bersaglio. Ci sono stati sguardi catturati anche senza obiettivo. E mani strette senza sentire la tristezza di non poter domani ripetere lo stesso gesto. C’è una certezza, che fa compagnia fin dal principio. Quella di individuare con precisione chi, quando, il motivo e fin dove ha potuto fare un pezzo di strada con me. La stessa certezza di tutte le cose che ho fatto sapendo che non ci sarebbe stato più un momento giusto, una occasione ulteriore e perfetta così come quella. Butto giù un sorso di caffè scuro, ed ho un problema con un ricciolo ribelle. Ripenso a certi quadri appesi sulle pareti di certi corridoi in alcuni posti in cui non sono mai più tornata. Ci sono delle cose che non è necessario spiegare. Sarebbe come ragionare sull’istinto dell’animale che non conosce padrone. E poi certe follie così, che te le porti scritte sulla faccia e non c’è bisogno di raccontarle. Labbra serrate, in questo giro di boa. Una impenitenza del vivere costante addentando qualsiasi cosa ed al tempo stesso lasciarla intatta per studiarla, osservarla, conservarla in uno anche se l’hai fatta a brandelli. La stessa impenitenza che oggi, nonostante tutto sia così diverso, guizza come un lampo negli occhi e ti tiene viva. Il caldo viene sotterrato dall'acqua battente. Il ticchettìo sull'asfalto accompagna la danza, quella mia preferita della terra che incontra il cielo senza volerlo. La danza, quella mia preferita degli incontri che non si decidono. Quella che fa delle corse il vero motivo per un traguardo. Ti passi una mano sul viso, e non ti meravigli che di tanta pioggia ti sia rimasta l’umidità sulla faccia. Né che il caffè sia finito, e sul fondo del bicchiere rimanga solo qualche goccia. E  quest’odore ancora, che sale sù e riempie. E dall'interno, come un vestito cucito all’inverso, si fa perfettamente indossare.

 

 


Messo giù con inchiostro rosso
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